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Turismo accessibile da tempo se ne
parla, ma solo negli ultimi due anni si sono visti, in questo
settore, balzi in avanti tali da rendere oggi l’offerta per il
turista con disabilità una realtà, un fenomeno sotto gli occhi di
tutti e con una sua valenza, anche economica,significativa.
Se oggi entriamo in una qualsiasi agenzia di viaggi (ammesso che sia
accessibile) e chiediamo cataloghi di Viaggi del Ventaglio o di Best
Tour (solo per citare i tour operator più visibili) oppure se
consultiamo in Internet i siti di agenzie specializzate troviamo una
mole di informazioni che ci fa comprendere come i clienti con
disabilità
rappresentino ormai una rilevanza economica da non
ignorare.
A fronte di questo movimento, che
ha riscontrato, tra l’altro, una grande eco nei media, è nata la
necessità per albergatori e ristoratori di darsi strumenti e
metodiche di lavoro che siano riconosciute ed efficaci e
consentano loro di proporsi a questo settore di mercato con la
necessaria professionalità.
Di recente l’EBIT (Ente
Bilaterale dell’Industria Turistica, costituito dai Sindacati e da
Confindustria) e SiPuò, il Laboratorio Nazionale Turismo
Accessibile, hanno presentato a Roma una Carta dei Valori,
associata al progetto “Italia paese per tutti – La qualità
del servizio turistico per clienti con bisogni speciali”.
E’ previsto, tra le altre
iniziative, anche un corso di formazione per operatori del
comparto turistico ricettivo volto a formare i professionisti del
settore affinché siano in grado di accogliere e garantire risposte
concrete ai bisogni di questa nuova clientela.
Sulla base di queste considerazioni
iniziali, vogliamo offrire un nostro piccolo contributo proponendo
un sintetico decalogo dell’albergatore e del ristoratore.
PRIMO
Il turista con bisogni speciali
è un cliente con esigenze. Innanzitutto ha l’esigenza di
reperire informazioni attendibili. Evitate quindi di dichiarare una
generica e vaga accessibilità, ma fornite, a richiesta, risposte
chiare, precise ed adeguate: le misure delle porte degli
ascensori e del bagno, la presenza di scalini, le dimensioni delle
camere.
Le informazioni che vi possono
sembrare scontate sono necessarie oltre che rassicuranti per
quel cliente.
SECONDO
L’accessibilità del locale o
dell’albergo non è, di per sé, motivo di vacanza. Nello
scegliere la propria vacanza, questa nicchia di mercato si muove
esattamente come i normali turisti, ossia seguendo le proprie
aspirazioni, passioni, curiosità, predilezioni e disponibilità
economiche.
Sono persone che hanno interessi
culturali, storici, enogastronomici, sportivi e che non si
muovono esclusivamente in funzione dell’accessibilità del luogo.
Adattando i vostri locali avrete migliorato la qualità oggettiva del
servizio, ma non avrete automaticamente conquistato una nuova fetta
di mercato.
TERZO
Passare dall’albergo accessibile
al Sistema Ospitale per tutti. Oggi abbiamo compreso che
l’albergo non è il solo elemento della vacanza. Un cliente non vive
la sua vacanza solo in albergo ma in un contesto molto più ampio e
variegato.
Il sistema turistico è costituito
dall’offerta dei ristoranti, dei cinema, dei musei, delle spiagge,
dalla fruibilità dei mezzi di trasporto locali e dalla qualità della
mobilità urbana (percorsi pedonali,parcheggi ecc.). Se una sola di
queste parti non risulterà fruibile, essa costituirà una barriera,
un limite alla vacanza, all’accoglienza del turista. Quando questi
servizi sono accessibili a tutti, allora abbiamo realizzato
un Sistema Ospitale.
QUARTO
L’accessibilità non è solo
rispetto della normativa. La normativa dà indicazioni di
minima o di massima, che, se ben interpretate, possono migliorare la
qualità dell’accessibilità. Un esempio: la pendenza massima degli
scivoli non deve superare l’8%, ma se vengono realizzati con il 5%
la salita sarà più facile e confortevole per tutti.
La normativa indica come
obbligatoriamente accessibili un minimo di 2 camere ogni 40 (o
frazione di 40), ma nulla vieta di renderne accessibili un
numero maggiore o addirittura tutte.
Le direttive precisano inoltre
altezze e prestazioni delle realizzazioni: non dicono però che
devono essere utilizzati sanitari “speciali” o per “disabili” o che
non deve essere installato il bidet in un bagno accessibile.
QUINTO
Passare dalla camera per
“disabili” alla camera fruibile da tutti. L’estetica non
è un optional: la camera accessibile deve rispettare la qualità
estetica di tutto l’albergo e non deve essere la brutta (ma neanche
la bella) copia di una camera d’ospedale.
Se ben progettata e realizzata, una
camera deve poter essere utilizzata da tutti, anche da
clienti con disabilità.
L’accessibilità, se prevista
fin dall’inizio della progettazione o della ristrutturazione, non
ha costi aggiuntivi.
SESTO
In presenza di clienti con
disabilità, più o meno evidenti, mantenere un comportamento
normale. Dedicare al cliente il tempo necessario alla
comunicazione. In caso di problemi di linguaggio non fingere di aver
compreso, ma chiedere di ripetere la frase fino alla completa
comprensione.
Relazionarsi sempre direttamente
al cliente, evitare, quindi, di chiedere all’eventuale
accompagnatore quali siano le necessità del cliente con disabilità.
Prima di fornire al cliente
qualsiasi aiuto, chiedergli sempre come poterlo aiutare. I clienti
con disabilità hanno diritto alla normalità. Fornire, quindi,
i servizi senza diventare assillanti, iperprotettivi o
differenziandoli in maniera plateale.
SETTIMO
Non tutte le persone disabili
sono in carrozzina, non tutte le persone in carrozzina
sono persone disabili. Sono molti i bisogni non evidenti
quali ad esempio allergie, problemi di alimentazione, insufficienze
cardiache, difficoltà respiratorie. Affezioni sicuramente meno
riconoscibili di una carrozzina, ma spesso altrettanto
significative. Alcune persone potrebbero utilizzare la carrozzina
solo per i lunghi trasferimenti ed avere poi una buona autonomia
negli spazi ristretti.
Altre persone potrebbero usare e
portare con sé gli ausili più disparati: dal bastone al
treppiede, dal sollevatore al ventilatore polmonare da usare di
notte. Gli ausili non arrecano mai disturbo a nessuno.
OTTAVO
Non esistono “disabili standard”.
Le disabilità sono di carattere motorio, sensoriale, cognitivo,
oppure riguardano il metabolismo. Ognuna di queste ha
caratteristiche e bisogni diversi. E’ necessario conoscerne almeno
gli aspetti principali e le relative necessità ed implicazioni.
Conoscere per capire: spesso il modo più immediato per conoscere
e capire è parlare, con tatto e cortesia, con le persone
direttamente interessate.
NONO
Le persone con disabilità
sono protagonisti attivi. Sono in grado di spiegare
correttamente i propri bisogni e devono sempre essere coinvolti
direttamente in tutto ciò che li riguarda, dalla organizzazione alla
realizzazione di un servizio dedicato.
Quando la disabilità, a causa di
limiti intellettivi o psichici, impedisce alla persona di
autodeterminarsi, è indispensabile assumere comunque un
atteggiamento di massimo rispetto con la mediazione di chi li
accompagna, mantenendo comunque una visione normalizzante.
DECIMO
Non dimenticare mai che, in ogni
caso, i clienti con disabilità rappresentano una risorsa
economica.
Questo mercato in Italia è stato
stimato in 3,5 milioni di persone, con un giro d’affari di
2.000 miliardi delle lire del 1999.
CONCLUSIONI
Per concludere, una questione
linguistica. In questi anni abbiamo assistito a creativi esercizi di
fantasia linguistica per identificare questa parte di società
in modo meno imbarazzante per chi parla. Siamo passati da invalido,
ad handicappato, a disabile, fino all’ultima grottesca creazione di
“diversamente abile”.
Sulla scia
dell'anno Europeo delle persone con disabilità (2003), ricordiamoci
che parliamo innanzitutto di persone e non di una categoria dai contorni astratti e non
facilmente inquadrabile.
Scoprirete così come tutto diventa
più “normale” e meno imbarazzante.
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