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Staminali e il futuro della biomedicina !!!!!!!!!!!!! L’importanza delle ricerche sulle cellule staminali è di valore storico per l’umanità. Presto, questo campo della scienza biomedica sarà una realtà della medicina, per curare sia malattie autoimmunitarie, sia affezioni congenite o acquisite, così come quelle sequele di incidenti o del normale processo di invecchiamento. Si fa riferimento a patologie quasi sempre incurabili, come il morbo di Parkinson, il diabete, il morbo di Alzheimer, malattie neurovegetative, sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Una versione moderna dell’elisir di lunga vita, con una inversione biologica della freccia del tempo, che apre l’orizzonte alla medicina rigenerativa. Cellula staminale (dal latino stamen, cioè filo, nel senso di principio germinale e costitutivo di organismi viventi) è la denominazione delle cellule capostipiti di una discendenza, o clone, cellulare. La rivista americana “Science” – una delle più autorevoli pubblicazioni scientifiche nel mondo – ha proclamato principale scoperta del 2008 la possibilità di riprodurre staminali su misura. Si tratta dell’acquisizione di riprogrammare le cellule adulte, facendole regredire a staminali pluripotenti simil-embrionali. È merito di ricercatori giapponesi, dell’università di Kyoto guidati da Shinya Yamanaka, la prima ricerca, nel 2006, capace di rendere staminali alcune cellule prese da un corpo adulto e geneticamente modificate. Le cellule adulte vengono denominate Ips, acronimo delle parole inglesi Induced Pluripotent Stem Cells, e sono cellule specializzate – per esempio fibroblasti della pelle – che l’introduzione di alcuni geni, tramite un retrovirus, può riportare allo stato originale di pluripotenti, pronte a specializzarsi, cioè a divenire cellule costituenti di alcuni tessuti o parenchimi se impiantate a fini terapeutici. Esistono tuttora riserve e cautele su queste sperimentazioni, non solo per le difficoltà tecniche e pratiche del metodo di ricerca, ma anche per i possibili effetti collaterali e per i rischi collegati ad un eventuale sviluppo di tumori. Negli ultimi dieci anni, la ricerca e lo sviluppo di terapie basate sulle cellule staminali è diventato uno dei campi più promettenti della scienza medica. Da simili premesse, ovviamente, derivano grandi attese anche sul valore commerciale della ricerca. Quasi inesistente tre anni fa, il mercato delle staminali ha già un valore globale di 300 milioni di dollari. E gli analisti prevedono livelli di crescita eccezionali. Le staminali più efficaci, in effetti, sono proprio quelle embrionali, anche dette “totipotenti” per la loro capacità di diventare qualsiasi cellula dell’organismo. Sono ottenute dalla massa interna delle blastocisti, strutture della fase iniziale dell’embriogenesi. L’estrazione distrugge la blastocisti e quindi, per alcuni, un potenziale essere umano. Se alla lunga le Ips dovessero mantenere le promesse, verrebbe a cadere il legittimo veto ontologico – cattolico, ma non solo - sull’impiego della blastociti (l’embrione tra il 5° e 7° giorno, da molti ritenuto “persona”) nella ricerca sulle staminali embrionali. Ricerca, va però detto con chiarezza, a cui la biologia non potrà mai rinunciare del tutto, dato che le stesse Ips sono state rese possibili dalla scoperta dei processi “rigeneratori” proprio nelle staminali embrionali. Nei giorni scorsi, il presidente degli USA Barack Obama ha sbloccato i fondi del governo americano per gli studi sugli embrioni, finanziando la ricerca pubblica sulle staminali, abolendo il divieto imposto da Bush nel 2001. Il neo presidente si è avventurato nella terra inesplorata ove si incontrano e scontrano scienza, politica, etica, conoscenza. Obama ha ottenuto il consenso maggioritario, politico e sociale, a favore di queste ricerche, che sono ancora all’inizio, ma che sembrano offrire l’opportunità più concreta e plausibile per sconfiggere le malattie degenerative, destinate a colpire una popolazione che si fa sempre più anziana. In un Paese come gli Stati Uniti, dove la libertà della ricerca è un valore di primaria importanza, il divieto sulle staminali embrionali si è rivelato una forte anomalia, avversata fin dall’inizio dalla comunità scientifica e dalla stessa politica. La scelta di Obama è anche un modo per rendere omaggio alla necessaria divisione tra politica e ricerca scientifica. Malgrado divisioni e dispareri bioetici, la via delle staminali – che ancora deve essere approfondita e definita – rappresenta ormai una strada maestra per il futuro della medicina e per liberare l’uomo da malattie che oggi rappresentano una condanna.
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